La formazione di Marco Randazzo spazia dalle mediterranee contaminazioni della sua terra, la Sicilia, fino al formalismo accademico di Brera abbracciando al contempo tutto il meglio che l’arte italiana ha espresso.

La sua produzione è molto variegata perseguendo, nel tempo, quella che possiamo definire una continua ricerca dell’io che si fa ricerca dell’uomo.

Un’analisi di questa società, dove tutti gli schemi canonici che l’essere umano ha sempre conosciuto sono venuti meno lasciando l’individuo in balia di se stesso, in una collettività che i nuovi mezzi di comunicazione sempre di più ha trasformato in una solitudine di massa fatta di post telematici e immagini stereotipate.

La ricerca di Randazzo lo porta a giocare con i nuovi mezzi espressivi alterando i propri soggetti, quasi a volerne cercare significati nuovi o più profondi.

Questa sua ultima produzione è caratterizzata da un’assenza totale di soggetti reali e dalla ripetizione ossessiva di una frase, che ormai è divenuta una sorta di mantra ancestrale per l’artista, Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo.

Questa incapacità di esprimere un elaborato interiore al contempo chiaro e fuggevole, perché tutto in questa società sembra tanto palese quanto distorto, porta Randazzo a esprimere il suo caos interiore attraverso la ripetizione di vortici concentrici, caratterizzati da una tavolozza cromatica ricca e decisa.

La produzione qui presentata è una serie di 10 tavole che Marco definisce “Appunti”.

Rispetto al passato ora la ricerca si fa più intima, le grandi superfici lasciano spazio a piccoli fogli, che altro non sono che rielaborazioni di pagine della tesi del nostro artista.

Il tratto di queste opere rispetto al precedente è più spesso, deciso. Il vortice diviene una figura accogliente, un caos creativo in cui l’artista si rifugia per fuggire dalla banalità della realtà, che non offre nulla per cui valga la pena vivere.

La gamma cromatica usata è molto interessante e diviene quasi materializzazione concreta del bisogno che Marco ha di esprimersi.

Ogni tratto di colore altro non è che un pensiero, un moto interiore, che DEVE essere registrato ma che in questo momento non è immagine, bensì la somma di tutte le immagini e i pensieri il cui elaborato concreto si trasforma in tale vortice di colore.

Si passa dai toni caldi e passionali, rosso e giallo, per giungere alla serenità di quelli freddi del blu, verde, azzurro.

Non ci sono altri cromatismi se non sottili cerchi neri sintomo che, a prevalere in questo magma interiore, è comunque una visione positiva della realtà, caratterizzata appunto dalla contrapposizione tra decisi tratti che occupano la parte centrale delle tavole, carichi di forti colori, e sottili cerchi neri marginali e in secondo piano rispetto alla visione organica e complessiva dell’opera.

In una delle tavole questi cerchi sembrano quasi formare un volto fumettistico: che non sia una proiezione fisica dello stesso artista che, emerso dal caos dei suoi cerchi, guarda con sereno distacco la concreta realtà del mondo?

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The background of Marco Randazzo ranges from Mediterranean influences of his homeland, Sicily, to the academic formalism of Brera embracing, at the same time, all the best Italian art has expressed.

His production is diversified and follows, time after time, that we can define a continuous search for the Ego that becomes research for the man.

It is an analysis of the society, where all canonical patterns, that the human being has ever known, have failed, leaving anyone lonely in a society transformed by new media in a solitude mass focused on telecommunication and stereotypical images.

This research leads Marco to play with the new means of expression by altering his subjects, almost looking for find new and deeper meanings.

This last production is focused on a total absence of real subjects and on the obsessive repetition of a sentence, which became a kind of ancestral mantra of the artist, “I HAVE EVERYTHING IN MY HEAD BUT I CAN NOT TO SAY IT”.

This incapability to express an interior thinking, at the same time light and evanescent, because everything in this society seems both clear and falsified, leads Randazzo to unveil his inner chaos through repetition of concentric vortices, with a rich and solid color palette. The production here showed is a series of 10 tables that Marco defines “NOTES”.

Compared to the past now his research becomes more intimate. Large areas are replaced with small sheets, that are not other that re-workings of pages of his master thesis. In these works, compared to the previous, the sign is more incisive and definite.

The vortex becomes a friendly figure, a creative chaos where the artist finds a safe to escape the banality of reality, that does not offer nothing.

The color palette used is very suggestive and becomes effective realization of the Marco need to express himself. Each color sign is nothing more than a thought, an hidden movement, that MUST be disclosed but that is not a single image: it is the sum of all the images and thoughts that turn into this vortex of color.

It goes from warm and passionate colors, red and yellow, to reach the serenity of the cold tones of blue, green, azure. There are not other colors, only thin and black circles symbolizing that a positive vision of reality prevails in this interior magma, focused on the contrast between determined and colorful traits, occupying the central part of the plates, and little blacks and marginal circles in the side.

In one of these boards the circles seems to make a face: is it maybe a physical projection of the artist who, emerged from the chaos of his wheels, quietly looks at the world with a complete disconnect from reality?