Contaminazione. Con questa parola mi si è presentato l’artista Marco Randazzo davanti a un caffè gustato – casualmente – nel cuore della città esagonale.

E contaminazione è la parola con la quale si riesce a dire meglio a proposito di questi ultimi lavori dell’artista siciliano. Se contaminare vuol dire sporcare, questi esagoni sono contaminatissimi e raccontano di una Sicilia imbrattata di Spagna. O viceversa?

Si potrebbe chiedere all’artista, ma lui ha tutto in testa e non riesce mai a dirlo. Dunque proviamo ad arrivarci da soli…tanto la mappa ce l’ha data e sarà difficile smarrirsi.

Questi esagoni sono vere e proprie carte, fatte per perdersi, però, per fondere luoghi e confondere gli occhi, come bussole smagnetizzate che possono condurci ovunque. Queste opere sono atipici diari di viaggio che non raccontano un luogo, ma ne contengono due. O forse più.

“Tutto si tiene” negli esagoni di Marco: ossessivo e ricorrente, il poligono a sei lati diventa confine, limite, cornice, scatola magica e ancora lente caleidoscopica attraverso cui guardare il mondo, attraverso cui – in questo caso – raccontare la magia di un viaggio che attraversa la Spagna, toccando Burgos, Cuenca, Madrid, Santander e infine Saragozza.

L’esagono è la forma urbis della città di Avola, città natale dell’artista che in questo modo sembra farsi scrigno che contiene tutto il resto, tutti i mondi che l’artista può vedere.

E che in questo nuovo esperimento per prima tocchi alla Spagna non è una casualità.

La Spagna è l’altra Sicilia.

Due terre così speculari che “andare per la Spagna è, per un siciliano, un continuo insorgere della memoria storica, un continuo affiorare di legami, corrispondenze, cristallizzazioni. A Siviglia mi pareva di camminare per le strade di Palermo, la campagna castigliana è desolata e solitaria come quella tra Enna e Caltanissetta.” – diceva Leonardo Sciascia, lo scrittore siciliano legato alla Spagna dallo stesso hilo rojo che vi ha condotto Marco. Perché l’hispanidad è un fattore genetico.

Per l’artista e per il soggetto: quando nel 1693 il devastante terremoto distrusse l’antica città di Avola, il Marchese di Avola era Nicolò Pignatelli Aragona Cortés che al momento della catastrofe si trovava proprio a Madrid ed è al re di Spagna, Carlo II, che si rivolge per pianificarne la ricostruzione nell’attuale sito, con il nuovo assetto che farà dell’esagono l’emblema della sua nuova forma, della sua rinascita.

Figure polisemiche, gli esagoni, resi in un pastiche topico che fonde insolubilmente questi luoghi di illogicità, di conflittualità, di contrari pirandelliani.

In questo immaginifico itinerario, l’autore ha attraversato le desolate campagne castigliane, da Burgos a Cuenca (le stesse della suggestione sciasciana), passando per l’umbilicus Hispaniae, Madrid – insisterei sul significato anatomico-letterario della capitale come ombelico della Spagna e sul suo legame materno con la nuova Avola – , toccando infine le coste nordiche della Baia di Santander e Saragozza – anche questa, casualmente, capoluogo dell’Aragona…

Una matassa di riferimenti, legami, associazioni che rendono chiaro l’intento dell’omaggio ibleoispanico dell’artista avolese che, seppur in forme chiuse, incastonate entro sei linee spezzate, riesce a far muovere l’osservatore in un riuscito e policromatico sincretismo figurativo che alla fine del viaggio – questo riesco a dirlo io – finalmente lascia approdare a un paradiso terrestre di unità primigenia.

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Contamination. With this word the artist Marco Randazzo introduced himself, enjoying a coffee accidentally in the heart of the hexagonal town.

And contamination is the word through which you can describe the last Sicilian artist’s works in the best way. If contaminating means sullying, these hexagons are very contaminated and they tell about a Sicily stained by Spain. Or vice versa?

We could ask the artist, but he has everything in his mind and he is never able to say it. So let’s try and work it out ourselves….he gave us a map and we can’t get lost.

These hexagons are real maps, though made with the aim of making us get lost, of melting places and muddling our eyes, like demagnetized compasses which can lead us everywhere. These works are unusual journey diaries that do not tell about a place but two or maybe more.

“Everything holds out” in Marco’s hexagons: recurrent and obsessive, the polygon with six sides becomes border, limit, frame, magic box and kaleidoscopic glass through which we should see the world, and in this case, tell the magic of a journey through Spain, reaching Burgos, Cuenca, Madrid, Santander and Saragoza in the end.

The hexagon is forma urbis of Avola, the town where the artist was born, and it seems to be the case holding everything else, all the worlds the artist can see.
And it is not by chance that in this experiment Spain is the first place where to start from.

Spain is another Sicily.

The two lands are so mirror that “going around Spain is, for a Sicilian, an endless coming up of historical memory, a continuous coming out of links, correspondences, crystallizations. In Sevilla I had the sensation of walking through the streets of Palermo, the Castilian countryside is deserted and solitary like the one between Enna and Caltanissetta.” – said Leonardo Sciascia, the Sicilian writer linked to Spain by the same hilo rojo that guided Marco there. Because hispanidad is a genetic factor.

For the artist and the subject: when in 1693 a devastating earthquake destroyed the old town of Avola, the Marquis of Avola was Nicolò Pignatelli Aragona Cortés, who at the moment of the earthquake was in Madrid and he asked the King of Spain, Carlo II, for help to plan the reconstruction of the town in the current site, with its new asset whose symbol of rebirth and new shape was the hexagon itself.

Hexagons are polysemous figures, expressed in a topic pastiche insolubly melting these places of illogicality, conflicts and Pirandellian contrasts.

In this figurative itinerary, the author got through the desolated Castilian countryside, from Burgos to Cuenca – the ones described by Sciascia – passing through the umbilicus Hispaniae, Madrid, which has an anatomic and literary meaning as umbilicus of Spain and has a maternal relationship with new Avola, reaching the northern coasts of Santander and Saragoza Bay, accidentally capital city of Aragona…..

A tangle of references, relationships, associations which make the purpose of the artist’s ibleoispanic homage clear; despite its closed shapes, set into six broken lines, the works succeed in making the observer move in a polychromatic and figurative syncretism, that at the end of the journey – I can say – let us land on a haven on earth of primigenial unity.

Translated by Oriana Garofalo