Guardando queste forme geometriche perfette, che misurano esattamente 15 cm per 15 cm, con i loro angoli rigorosamente di 90° e i colori di sfondo incasellati in linee rette, viene da chiedersi se sia la creatività a intervenire su formati predefiniti o il contrario.

Tutto fa pensare che, alla base di queste opere di piccole dimensioni, ci sia un mondo schematico dove persino i colori sono ordinati e racchiusi in spazi circoscritti e prestampati.

Se non fosse per i cerchi irregolari e mai uniformi, se non fosse per il significato custodito nell’onnipresente ritornello “Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo”, se non fosse per le sbavature impercettibili che le rendono umane, reali e imperfette, ci sembrerebbe di trovarci di fronte a tele tecnicamente compiute, ma senza vie di uscita per l’arte.

Marco ha scelto di lavorare su una base di linee, forme e colori preesistenti, rovesciandone la noiosa e persistente prevedibilità, sfidando una tecnica perentoria attraverso il suo estro creativo.

Non gli basta creare dal nulla, inventare, partire da zero, preferisce prendere in mano il già compiuto e poi plasmarlo con pennellate concentriche, con colori che si innestano su tonalità precostituite e con lettere più o meno sbiadite, più o meno lineari, più o meno libere.

La tecnica tenta di imporsi, di dire la sua, di dettare le proprie regole.

L’artista la accoglie, la ammaestra, la stravolge e lo fa con i colori, con le forme asimmetriche, con il testo e con le sbavature più che volute.

Tutte le tele possono essere composte e ricomposte, creando insiemi di forme e scenari differenti.

Sono quindi opere compiute ma mai definitive, imprevedibili e cangianti, versatili e concluse. Decisamente indipendenti l’una dall’altra, ma al tempo stesso complementari.

Potremmo dire la medesima cosa della geometria di fondo e del successivo l’intervento dell’artista, che nutre, rigenera e dà sapore al tutto e lo fa sempre con pennellate veloci, con uno, due o più cerchi, con colori dipinti sui colori, con tutto quello che ha in testa ma non riesce a dire.

Perché non parte da una pagina bianca?

Perché interviene così energicamente?

Perché vuole assolutamente dire la sua?

Non vuole arrendersi alla noia, vuole imporre il suo estro ma senza distruggere nulla.

Abbellisce, arricchisce e dà vita a uno nuovo insieme, tanto simile all’originale quanto diverso perché fuori da ogni regola, imposizione, convenzione, schema.

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Looking at these perfect geometric shapes, measuring just 15X15 cm, with their strictly 90° angles and colors in the background imprisoned in square lines, the question could be: is it the creativity to intervene on predefined formats or otherwise? Everything suggests that, behind these small pictures, there is a schematic world where even the colors are sorted and enclosed in limited and preprinted spaces.

If it were not for irregular and never uniform circles, if it were not for the meaning contained in the ever-present refrain “Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo” (I have got all in my head but I cannot say it), if it were it not for the smudges that make them human, real and imperfect, it would seem to be in front of technically accomplished canvas, but with any way out for Art.

Marco has chosen to work on a basis of lines, shapes and colors already existing, in order to reverse the boring and persistent predictability, to brave a peremptory technique through his creativity. He has not simply created from nothing, invented from scratch, he would prefer to pick up something already accomplished and then modify it with concentric strokes, with colors that are fixed on inflexible shades and with letters more or less linear, more or less faded, more or less free.

The technique wants to impose itself, to govern, to dictate its own rules. The artist meets it, guides it, distorts it and does so with the colors, with asymmetric shapes, with the text and with strong smudges.

All paintings can be composed and recomposed by creating various sets, forms and different scenarios. They are therefore paintings done but never definitive, unpredictable and changing, versatile and concluded. Quite independent from each other, but at the same time complementary. We could say the same thing of the underlying geometry related to the artist’s interference, that nourishes, regenerates and gives flavor to everything, always through quick strokes, with one, two or more circles, with colors painted on the colors, with all that he has in his head but can not say.

Why doesn’t Marco start from a blank page? Why does he intervene so vigorously? Why does he want to dictate his rules? Because he does not surrender to boredom, he desires to impose his talent but without destroying anything. He beautifies, enriches and gives life to something new, so similar to the original as different because out of every rule, imposition, convention, scheme.